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Intelligenza Artificiale: come innovare senza perdere il controllo

28 set
Tempo di lettura: 4 min

Il 21 settembre Diego Facchini, Founder & CEO di Data-Driven.Ai, è stato ospite di Radio Radio. Una conversazione partita da una domanda semplice solo in apparenza: dobbiamo preoccuparci dell'Intelligenza Artificiale?

Dobbiamo preoccuparci dell'Intelligenza Artificiale?

È iniziata così l'intervista a Diego Facchini, Founder & CEO di Data-Driven.Ai, andata in onda su Radio Radio il 21 settembre.

Una domanda diretta, che ha aperto una conversazione molto più ampia: controllo dell'AI, dati, ruolo dell'Europa, recruiting, sanità e rapporto tra decisioni umane e sistemi intelligenti.

L'intervista arrivava a pochi giorni da NEURA: Around AI, il Future Hub dedicato all'Intelligenza Artificiale che il 23 e 24 settembre abbiamo ospitato nel nostro Innovation Hub Roma, all'interno di Rome Future Week.

Riascoltandola oggi, ci siamo accorti che molte delle domande affrontate in studio sono poi tornate, sotto forme diverse, durante le due giornate di NEURA.

Ed è forse questo il punto da cui vale la pena partire.

AI: il problema non è essere a favore o contro

Quando si parla di Intelligenza Artificiale, il dibattito finisce spesso per dividersi tra entusiasmo e paura.

Da una parte le opportunità, dall'altra i rischi.

Durante l'intervista Diego ha provato a spostare la conversazione su un terreno diverso: l'AI è uno strumento estremamente potente e, proprio per questo, dobbiamo imparare a governarlo senza rinunciare alle opportunità che offre.

La velocità con cui questi sistemi stanno evolvendo rende il tema ancora più urgente.

Non possiamo pensare di delegare tutto alla tecnologia. Ma non possiamo neanche ignorarla.

La questione è capire dove mettere i confini, quali responsabilità mantenere e quali decisioni possiamo effettivamente affidare a un sistema di AI.

Non smettere di pensare

C'è un passaggio dell'intervista che ci sembra particolarmente importante.

Utilizzare l'AI ogni giorno può portarci, quasi senza accorgercene, a delegare sempre di più: una ricerca, un testo, un'analisi, una decisione.

Il rischio è iniziare a fidarsi del risultato senza verificarlo.

Eppure questi sistemi possono sbagliare. Possono restituire informazioni inesatte, incomplete o basate su fonti poco affidabili.

Per questo l'AI non dovrebbe ridurre la nostra capacità critica. Al contrario, dovrebbe renderla ancora più necessaria.

Usare bene l'Intelligenza Artificiale significa anche continuare a fare domande, verificare le risposte e mantenere la responsabilità di ciò che decidiamo.

Dietro l'AI ci sono i dati

Durante il confronto a Radio Radio si è parlato molto anche di dati.

Ed è inevitabile.

Ogni volta che utilizziamo una piattaforma di Intelligenza Artificiale condividiamo informazioni e utilizziamo sistemi che, in modi diversi, lavorano proprio grazie ai dati.

Per un'azienda le domande diventano quindi molto concrete: dove finiscono le informazioni che inseriamo? Chi può accedervi? Dove vengono conservate? Come vengono utilizzate?

Da qui nasce anche il tema della sovranità tecnologica.

Nell'intervista Diego ha sottolineato un elemento che abbiamo poi approfondito anche a NEURA: l'Europa presta grande attenzione alla regolamentazione, mentre buona parte delle principali piattaforme, infrastrutture e capacità computazionali arriva oggi da Stati Uniti e Cina.

Regolare è necessario. Ma dobbiamo riuscire, allo stesso tempo, a innovare, sviluppare competenze e ridurre la nostra dipendenza tecnologica.

AI e recruiting: lasciamo davvero decidere una macchina?

Uno dei momenti più interessanti dell'intervista ha riguardato il lavoro.

La domanda posta in studio è stata molto netta: sarà una macchina a decidere chi assumere?

È una preoccupazione comprensibile.

Ma Diego ha provato a guardare il problema anche dall'altra parte.

Pensiamo a una grande organizzazione che riceve decine di migliaia di CV ogni anno. Quanto tempo può dedicare realmente un recruiter a ogni candidatura? E quanto possono pesare, anche inconsapevolmente, pregiudizi e stereotipi?

L'AI può aiutare a gestire e analizzare grandi quantità di candidature, velocizzando alcune fasi del processo.

È proprio da un'esigenza concreta di questo tipo che abbiamo sviluppato Talently, il progetto di Data-Driven.Ai dedicato al CV screening attraverso l'Intelligenza Artificiale.

Ma il punto non è sostituire il recruiter.

Il punto è dargli uno strumento in più per lavorare meglio, mantenendo la supervisione e la responsabilità delle decisioni.

Ed è stata proprio questa una delle domande che abbiamo portato anche nel panel dedicato ad AI e HR durante NEURA.

In sanità l'AI deve supportare, non sostituire

Lo stesso ragionamento diventa ancora più delicato quando parliamo di salute.

Durante l'intervista Diego ha fatto un esempio molto concreto: quello di un radiologo che deve analizzare un numero elevato di esami durante la giornata.

Un sistema di AI può aiutare a individuare elementi che meritano maggiore attenzione e fornire al professionista un ulteriore supporto nell'analisi.

Ma la parola fondamentale rimane supporto.

Il medico deve continuare a validare, interpretare e inserire quell'informazione nel quadro complessivo della persona che ha davanti.

Perché una persona non è soltanto un insieme di dati.

È anche per questo che durante la seconda giornata di NEURA abbiamo parlato di Connected Healthcare e presentato Cloud Care One, il progetto Data-Driven.Ai che lavora proprio sulla possibilità di mettere dati e tecnologia al servizio di una visione più connessa della salute.

Più potente diventa l'AI, più conta la responsabilità umana

Recruiting, sanità, dati, ricerca, comunicazione.

Sono ambiti molto diversi, ma durante l'intervista del 21 settembre è emerso un filo comune che abbiamo ritrovato anche nei confronti di NEURA.

L'AI può fare sempre di più. Ma questo non significa che debba decidere tutto.

Può velocizzare un processo, analizzare quantità enormi di informazioni, individuare correlazioni difficili da vedere e supportarci in attività complesse.

Sta a noi decidere come utilizzarla.

E più questi strumenti diventano potenti, più diventano importanti competenze, consapevolezza, governance e responsabilità.

Le domande di Radio Radio, il confronto di NEURA

Quando Diego è entrato negli studi di Radio Radio il 21 settembre, NEURA doveva ancora iniziare.

Due giorni dopo abbiamo aperto le porte del nostro Innovation Hub Roma e quelle stesse domande sono entrate nelle sale, nei panel e nei laboratori di NEURA: Around AI, durante Rome Future Week.

Abbiamo parlato con aziende, ricercatori, professionisti e istituzioni. Abbiamo ascoltato punti di vista diversi e portato sul tavolo applicazioni che stanno già entrando nelle organizzazioni.

Non per arrivare a una risposta definitiva sull'Intelligenza Artificiale.

Ma per provare a fare qualcosa che riteniamo molto più utile: capire insieme come usarla davvero e quali responsabilità siamo disposti — o non disposti — a delegare.

Perché forse la domanda più interessante non è più soltanto:

"Cosa può fare l'AI?"

Ma:

"Cosa vogliamo farne noi?"


Guarda l'intervista completa a Diego Facchini su Radio Radio e continua a seguire Data-Driven.Ai per i prossimi approfondimenti su Intelligenza Artificiale, dati, lavoro e innovazione.


 
 
 

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